Industrie automobilistiche da prima repubblica.

Fonte.
Negli ultimi otto anni GM ha perso 68 miliardi di dollari

Accordo fatto tra Chrysler e Fiat. Obama: ”Non lasceremo scomparire l’industria automobilistica”

Il Lingotto avrà una partecipazione di minoranza nel gruppo statunitense e costruirà alcuni dei suoi modelli negli Stati Uniti. Ultimattum del presidente americano alla General Motor: 60 giorni per presentare un nuovo piano di ristrutturazione.

ultimo aggiornamento: 30 marzo, ore 21:28

Washington, 30 mar. (Adnkronos/Ign) – “Non vogliamo, non possiamo e non lasceremo scomparire l’industria automobilistica americana“. E’ categorico Barack Obama (nella foto) nell’annunciare che il suo governo non accoglie i piani di rilancio presentati dalle grandi compagnie che “non si stanno muovendo nella giusta direzione” e concede loro un limitato periodo di tempo per presentare “un piano migliore”.

Assicurando di non voler veder “svanire” l’industria automobilistica in profonda crisi, il presidente americano ha però affermato che “non possiamo continuare a perdonare le decisioni sbagliate” della sua dirigenza. “Non possiamo subordinare la sopravvivenza della nostra industria automobilistica ad un flusso senza fine dei soldi dei contribuenti”, ha detto ancora il presidente Usa che, in apertura del suo discorso, ha ricordato le principali vittime di questa situazione, gli operai del settore che continuano a perdere posti di lavoro nonostante “lavorino in modo indefesso e non hanno nessun responsabilità” delle colpe commesse dalla leadership, sia a Detroit che a Washington.

Nel suo discorso, Obama ha dato un vero ultimatum alle compagnie automobilistiche: 60 giorni alla General Motor – che ha già accolto la richiesta della Casa Bianca di sostituire il Ceo Rick Wagoner con Fritz Henderson – per presentare un nuovo piano di ristrutturazione, stringendo accordi con creditori e sindacati ai quali il presidente ha chiesto “dolorose concessioni”.

Obama ha dato poi 30 giorni alla Chrysler per concludere l’accordo con la Fiat, sottolineando che se le due compagnie ci riusciranno “valuteremo la concessione di 6 miliardi di dollari per aiutare il loro piano ad avere successo“.

L’amministrazione Bush lo scorso anno aveva già approvato un bail out di 17 miliardi di dollari per l’industria automobilistica, 13,5 alla Gm e 4 alla Chrysler. “Fatemi essere chiaro, il governo americano non ha alcun interesse o intenzione a guidare la Gm – ha detto – quello che ci interessa è dare alla Gm l’opportunità di fare quei cambiamenti estremamente necessari per farla uscire dalla crisi più forte e competitiva“.

La Chrysler “ha bisogno di un partner“, ha quindi rimarcato la Casa Bianca Barack offrendo come si diceva la possibilità di concedere “fino a sei miliardi di dollari federali” se le due compagnie raggiungeranno un “accordo solido che protegga i consumatori americani”.

Obama ha anche prospettato che cosa potrà invece succedere nel caso che non si raggiunga l’intesa con Fiat: “Se non saranno in grado di raggiungere un accordo, in assenza di altre possibili partnership, non saremo giustificati nell’investire altri soldi pubblici per mantenere Chrysler operativa”.

Il presidente americano ha infatti definito la situazione in cui si trova la Chrysler “più pericolosa” di quella delle altri big dell’auto, aggiungendo “dopo un’attenta analisi” è stato stabilito che la compagnia “ha bisogno di un partner” per rimanere in vita. “Negli ultimi tempi la Chrysler ha individuato un potenziale partner, la compagnia automobilistica internazionale Fiat” ha spiegato Obama, sottolineando come la compagnia sia “pronta a trasferire la sua tecnologia di punta alla Chrysler e, dopo aver lavorato a stretto contatto con il mio team, si è impegnata a costruire nuove auto e basso consumo qui in America”.

E tre ore dopo il discorso di Obama, arriva l’annuncio del Ceo di Chrysler, Bob Nardelli: la Fiat ha raggiunto un accordo di massima su una nuova partnership con la casa automobilistica statunitense. Secondo il gruppo Usa, Fiat “rafforza la capacità del gruppo Chrysler di creare e preservare posti di lavoro negli Usa”.

“Chrysler – ha aggiunto il Ceo – ha costantemente affermato che l’alleanza con Fiat migliora il proprio modello di business e amplia la propria competitivita’ a livello mondiale”. Tuttavia, al momento ancora non è chiaro se l’accordo finale è stato totalmente raggiunto oppure se alcuni dettagli devono essere ancora discussi tra le due società.

La Fiat avrà una partecipazione di minoranza in Chrysler, con il trasferimento di tecnologie verdi. Non solo. Il Lingotto costruirà’ alcuni dei suoi modelli negli Stati Uniti. Chrysler ha gia’ ricevuto 4 miliardi di dollari di prestiti di emergenza dal governo americano ma ha chiesto 6 miliardi di dollari di piu’. “Anche se ci rendiamo conto che abbiamo ancora notevoli ostacoli da risolvere – ha aggiunto Nardelli – Chrysler si è impegnata a lavorare in stretta collaborazione con Fiat, per garantire il necessario sostegno delle parti interessate”.

Da parte sua, l’Ad della Fiat Sergio Marchionne ha ringraziato ”pubblicamente il Presidente Obama a nome di tutto il management del Gruppo Fiat per le parole di apprezzamento che ha avuto nei confronti del lavoro fatto negli ultimi cinque anni e per il suo incoraggiamento a finalizzare una solida alleanza tra Chrysler e Fiat”.

”I colloqui con la Task Force del presidente Obama – ha rimarcato Marchionne – sono stati serrati ma leali. Siamo convinti di poter conseguire un risultato che, assegnando la giusta priorità alla restituzione dei fondi dei contribuenti, darà un futuro credibile a questo settore industriale che è cruciale per l’economia. Siamo davvero felici che Fiat possa giocare un ruolo chiave in questo importante sforzo.”


Di auto elettrica manco a parlarne, tra fiumi di parole da sfuggire dal taccuino del giornalista. Accordi raggiunti e dettagli ancora da discutere. Gli incentivi al settore automoblistico anche negli USA sono da due facce della stessa medaglia: a Chrysler sono già stati dati quattro miliardi di dollari, per fare che cosa? Ora ne servono altri sei.

<<E’ categorico Barack Obama nell’annunciare che il suo governo non accoglie i piani di rilancio presentati dalle grandi compagnie che “non si stanno muovendo nella giusta direzione” e concede loro un limitato periodo di tempo per presentare “un piano migliore”.>>, e che si spiccino per costruire automobili a emissione zero anziché quelle a emissioni contenute. In Italia che cosa si fa? Si finanziano le banche perché diano i soldi alle aziende, si passa per terzi in modo da lasciare qualche spicciolo per terra…Si spendono soldi nella pubblicità di nuove auto a emissioni contenute, per ottimizzare i consumi di carburante, non per dirigerci verso altre tecnologie, che già sono in casa, disponibili.

Che cosa fa la ricerca di base? La ricerca di base, da potenziare checché ne dicano i profani, non è indirizzata, acquisisce conoscenze intorno a un determinato argomento (definizione di scienza), qualunque sia il risultato, sia negativo sia positivo; negativo, almeno chi se ne è occupato, sotto le medesime ipotesi di partenza, darà una mano ad un altro a non sprecare tempo; positivo, chi se ne è occupato ha contribuito ad allargare e a irrobustire le fondamenta del sapere umano. Le ipotesi di partenza: poca attenzione si dà alla fame nel mondo, nel senso di diminuire i terreni da adibire a colture per produrre cibo; il business sta crescendo, infatti, speculando su immensi territori, anche deforestandoli, per colture atte a produrre biocarburanti. La ricerca di base non è inutile solo perché nessuna le utilizza (come il prototipo funzionante di un motorino alimentato a batteria con prestazioni uguali a quelle a benzina, anche se purtroppo è silenzioso e si può ricaricare a casa), per mancanza di capacità cerebrali oppure per cecità acuta per rincorrere guadagni stratosferici, a danno di salute, clima, ambiente, benessere.

<<La Fiat avrà una partecipazione di minoranza in Chrysler, con il trasferimento di tecnologie verdi>>, nei mass media italiani non se ne è mai parlato di tecnologie verdi per il settore trasporti. Saranno gli incentivi da sei miliardi di dollari a far svegliare un morto? Dal 19 gennaio c.a. a oggi ancora nessun dettaglio sulla ristrutturazione: a quando le auto elettriche?

L’auto a idrogeno non è tecnologia verde. Coltivare colza non è tecnologia verde. Utilizzare biomasse non è tecnologia verde.

Auto automobilistiche da prima repubblica, così come la seconda repubblica è solo slogan: è sufficiente l’esempio del federalismo, ridotto a questione fiscale, tanto cieco oggi da non aver capito il federalismo nel grembo della Costituzione del 1 gennaio 1948.

Industrie automobilistiche da prima repubblica.ultima modifica: 2009-03-31T11:33:00+02:00da blog2blog
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