Pari opportunità o parità uomo/donna?

Fonte.

» 2009-03-27 19:54
Procreazione: nascono piu’ bimbi
Ma aumentano anche i parti trigemini
procreazione_assistita-87a1d09309ab3c12782d45876d62a267.jpg (ANSA) – ROMA 27 MAR – Aumentano le coppie che si rivolgono ai centri di fecondazione assistita in Italia per avere un figlio (da 43.024 nel 2005 a 55.437 nel 2007). I parti gemellari in Italia si attestano intorno ai valori delle media europea (2,7%) ma nello specifico i parti trigemini la superano fortemente: 3,5% contro lo 0,8% in Europa, e la forbice tra i centri e’ molto ampia. Aumenta anche l’eta’ media delle donne che accedono alla tecniche di fecondazione assistita: 36 anni contro i 33,8 delle donne europee.

Non è attestare che le donne non debbano ricercare la carriera, che non debbano rivestire ruoli manageriali di punta (si assiste a casi in cui la gestione che passa attraverso un essere femminile è notevolmente migliore di quella sotto un essere maschile), che non debbano ricorrere alle ultime tecniche rese possibili dalla ricerca medica per ottenere un figlio.

Semmai è un segnale del degrado della società moderna. Gli esseri umani spinti a rimandare l’allargamento della famiglia a uno o due o più figli, dopo aver rimandato da single la costituzione di una famiglia per motivi di: ricerca di lavoro dopo gli studi, tempi lunghi di precarietà dopo aver trovato il primo lavoro, nomadismo lavorativo che li vede fluttuare da un lavoro precario o a progetto (senza che vengano assunti a fronte di una stabilità lavorativa di tre anni, perché i progetti hanno scadenze più brevi apposta) a un altro senza nessuna acquisizione di esperienza in un dato ambito lavorativo, facendo scadere di molto la professionalità lavorativa quando, al contrario, il raggiungimento dell’eccellenza dovrebbe costituire l’incentivo primario per il benessere psicologico (tranquillità, stabilità, pensiero rivolto al futuro e non occupato a risolvere i problemi del presente o del futuro immediato) che fa aumentare notevolmente la qualità del lavoro e del rendimento in maniera inequivocabile.
Parimenti, il diminuito potere d’acquisto odierno non più in linea con il passato, ove le famiglie con numerosi figli a carico erano sorrette dal solo lavoro del maschio, senza l’apporto economico diretto da parte delle femmine le quali contribuivano tramite il lavoro domestico, non da secondo piano, non permette più di acquisire una sufficiente rilassatezza in termini economici: ambedue i coniugi sono costretti a lavorare, prima come precari (che non è più il luogo ove imparare l’attività lavorativa, non è il vecchio apprendistato…) con enormi difficoltà di mettere da parte risparmi e instaurare qualche mutuo e in seguito, se fortunati, con l’unico obbiettivo di crearsi un’agiatezza economica, in cui confluire l’aspettativa della pensione, della casa, delle vacanze (vedi l’articolo sull’iperopia).

Tutto ciò e altro spostano il lasso di tempo assegnato, dal punto di vista biologico, agli essere umani per riprodursi, unico mezzo che ha l’uomo per combattere la morte e di perpetuarsi. Si superano i tempi statisticamente più importanti per la riproduzione: ovuli migliori geneticamente, spermatozoi più attivo. Il ricorso a tecniche di fecondazione assistita è ovvio, numeri importanti in percentuale che non possono non implicare la necessità ovvia di rafforzare questi centri, come l’istituzione di centri ospedalieri atti alla conservazione dei cordoni ombelicali data l’innegabile utilità per la cura di tutte le malattie, almeno queste oggi, del sangue.

Sarà lo spostamento in là dell’età media delle donne come madri a migliorare l’aspetto educativo verso i figli?

Pari opportunità o parità uomo/donna?ultima modifica: 2009-03-28T12:29:00+01:00da blog2blog
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