Spogliarsi almeno del superfluo.

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» 2009-03-24 07:39
Aig: manager rendono 50 mln di bonus
Soddisfatto il procuratore generale di New York Cuomo
(ANSA) – NEW YORK, 24 MAR – Restituiranno bonus per 50 milioni di dollari: 24 dei manager che hanno ricevuto assegni da Aig decidono di svuotare le tasche. In particolare a fare marcia indietro sono 15 dei 20 executive della divisione prodotti finanziari che hanno incassato i premi piu’ sostanziosi e nove dei dieci manager di Aig.Il procuratore generale di New York, Andrew Cuomo, non nasconde la propria soddisfazione nell’annunciare la decisione di alcuni top manager del colosso assicurativo.

Un ottimo esempio di parte dei dirigenti di AIG Financial, che, sebbene abbiano ricevuto premi sostanziosi in denaro a fronte della loro attività lavorativa, decidono di restituire bonus per un totale di venti milioni di dollari. Un’azione che va in netta controtendenza con quanto accaduto poco tempo fa quando si è saputo che negli USA alcuni dirigenti di un’azienda si erano ridistribuiti gli aiuti economici messi a disposizione dal governo statunitense per arginare la crisi economica.

E’ un di più ciò che restituiscono spontaneamente. Si tratta di un di più, di superfluo: non si può chiedere che facciano altrettanto coloro che hanno difficoltà nel sostentamento economico ogni mese.


[41] E sedutosi di fronte al tesoro, osservava come la folla gettava monete nel tesoro. E tanti ricchi ne gettavano molte.

[42] Ma venuta una povera vedova vi gettò due spiccioli, cioè un quattrino.

[43] Allora, chiamati a sé i discepoli, disse loro: “In verità vi dico: questa vedova ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri.

[44] Poiché tutti hanno dato del loro superfluo, essa invece, nella sua povertà, vi ha messo tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere“.


Il brano del Vangelo, Mc [12:41-44] e Lc [21:1-4], sopra riportato, richiama quanto hanno deciso di fare i dirigenti di cui alla notizia ANSA: è encomiabile. Soprattutto se devolvono alla comunità premi sostanziosi, …E tanti ricchi ne gettavano molte… Ciò evita che, almeno in tempi di crisi economica, i meno facoltosi, cioè gli appartenenti a quella fascia sociale, enormemente allargatasi negli ultimi decenni, che percepiscono al massimo mille euro mensili -soglia che è stata dichiarata dalla Banca d’Italia quale indicatore di povertà- non possano ottenere dallo Stato quelle agevolazioni fiscali di cui hanno bisogno, quella sicurezza del lavoro nel domani, quello status mentale che non risenta delle frustazioni derivanti dalle precarie condizioni economiche e permetta di fornire giusti servizi per conto delle amministrazioni pubbliche e non, dei finanziamenti per superare le difficoltà di mercato e per rinnovare tecnologicamente l’azienda e vendere prodotti competitivi sul mercato -altrimenti sarebbe assistenzialismo o statalismo di vecchio stampo.

Mettere a disposizione della comunità il superfluo è cosa buona, che non ha nulla a che fare con l’attuale crisi economica. La crisi economica risveglia alcuni comportamenti da seguire sempre ma che cadono nell’oblio in tempi floridi, o presunti tali. Ripristinare i consumi non solleva la crisi economica, anzi praticare il consumismo e assumerlo quale comportamento normale al di fuori di crisi economiche non dona agiatezza alle famiglie, invogliate a spendere il superfluo -che superfluo non è- o ciò che rimane a fine mese, invece di essere portate a consolidare i risparmi.


[44] Tutti coloro che erano diventati credenti stavano insieme e tenevano ogni cosa in comune;

[45] chi aveva proprietà e sostanze le vendeva e ne faceva parte a tutti, secondo il bisogno di ciascuno.


Il brano appena richiamato, At [2:44-45], non vuole forzare la situazione e tenevano ogni cosa in comune. La forza del Vangelo, che è poi l’abissale diversità tra Cristianesimo e Socialismo, sta nel volontarismo, nella libera scelta di appartenervi e non nell’attestazione forzata della condizione sociale umana devi mettere in comune. Dai tempi di questo brano a oggi di acqua sotto i ponti ne è passata; è stata un’esperienza di vita che in seguito è finita quando sono subentrati coloro che autonomamente decidevano dell’utilizzo del bene in comune, prima a me e se avanza ci pensiamo: tant’è vero che nessuno ha messo più niente in comune per non perdere quel poco che aveva in tasca. La generosità non è stupidità.


[34] Nessuno infatti tra loro era bisognoso, perché quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano l’importo di ciò che era stato venduto

[35] e lo deponevano ai piedi degli apostoli; e poi veniva distribuito a ciascuno secondo il bisogno.


Chi gioca sullo stato di bisogno? Quando la propria situazione è critica, quanti si mettono in gioco per ottenere un soldo?


[36] Così Giuseppe, soprannominato dagli apostoli Barnaba, che significafiglio dell’esortazione“, un levita originario di Cipro,

[37] che era padrone di un campo, lo vendette e ne consegnò l’importo deponendolo ai piedi degli apostoli.


Questo scorcio di Vangelo, At [4:36-37], pone la questione sulla gestione dei beni in comune: forse un minimo di trasparenza sulle azioni intraprese dagli organi di governo statali e locali costituirebbe un aiuto a capire come avviene la distribuzione del superfluo? Forse si negherebbe la curiosità, almeno, di quei cittadini che desidererebbero venire a conoscenza della destinazione di denaro a favore di famiglie in difficoltà? Che cosa ne sappiamo noi in Italia di quale fine faranno i cinquanta milioni di euro che i manager della AIG Financial hanno devoluto alla città di New York?

Non avremmo bisogno oggi di amministratori a mò di apostoli di quel tempo?

Spogliarsi almeno del superfluo.ultima modifica: 2009-03-24T12:49:00+01:00da blog2blog
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