144000 euro/anno: tre settimane/mese sono anche troppe.

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» 2009-01-14 17:01
Camera: ferma una settimana al mese
Per i lavori in Aula, votazioni dal martedi’ al venerdi’
camera_tre_sett_mese-8453df01ccf2cb65d0f3b51da3e56124.jpg (ANSA) – ROMA, 14 GEN – Da marzo la Camera sospendera’ i lavori per una settimana al mese per consentire ai deputati di dedicarsi alle attivita’ sul territorio. Lo ha deciso la conferenza dei capigruppo che ha approvato all’unanimita’ la nuova organizzazione dei lavori in base alla quale i deputati saranno impegnati in Aula con votazioni dalle 14 del martedi’ alle 14 del venerdi’.Ogni mese sara’ lasciata libera una settimana, ma in gennaio e febbraio questa pausa non ci sara’.

Stare in Parlamento deve essere molto stressante; ben quattro settimane piene a lavorare: a votare e a capire che cosa si sta votando, anche se in realtà basta segurie le indicazioni dei capigruppo per le votazioni ove viene posta la fiducia; in queste votazioni non occorre capire il perché del voto a favore: ci si domanda il perché della loro presenza, quando sarebbe sufficiente la presenza dei soli rappresentanti della maggioranza
Tanto stressante che oltre i 144000 euro al mese, escluse spese e benefici, spetta anche una settimana al mese.

Io per 144000 euro al mese lavorerei anche il sabato mattina… 


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25/5/2008 (7:15) – LA CORSA DEI PRIVILEGI
La casta dello stipendio record
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Solo il 64,6% è laureato, nella Prima Repubblica erano il 91,4
Per i parlamentari italiani aumenti boom: 10% l’anno. E sono anche meno i preparati
FABIO POZZO
La Casta peggiora, ma ha le tasche sempre più piene. In sessant’anni, i nostri parlamentari sono diventati sempre meno preparati, istruiti e impegnati, ma non per questo più poveri. Il loro calo di qualità è stato inversamente proporzionale al loro reddito, che è invece cresciuto di oltre il 10% l’anno. Contro l’1,5%, ad esempio, dei loro colleghi Usa, rispetto ai quali guadagnano abbondantemente di più.

Gli italiani sono gli onorevoli più pagati dell’Occidente: una busta di oltre 144 mila euro (più spese), contro gli 84.108 di un loro collega tedesco, gli 81.600 di un inglese, i 62.779 di un francese, i 35.051 di uno spagnolo e i 7.369 di un polacco, fanalino di coda delle indennità parlamentari in Europa.

Onorevoli portafogli
Entrare in Parlamento è un affare, secondo uno studio presentato a Gaeta al 10° convegno europeo della Fondazione Rodolfo DeBenedetti, titolato «Il mercato del lavoro dei politici», che ha analizzato le carriere degli uomini politici italiani a partire dal secondo Dopoguerra.

Il neoeletto vede il suo reddito lievitare del 77% già nel primo anno di attività (rispetto all’anno precedente). E da questo momento in poi, può dormire tranquillo. Il suo reddito lordo dal 1948 al 2006 ha avuto un tasso di crescita medio annuo del 10% (l’indennità è agganciata alla retribuzione dei magistrati, che è saltata verso l’alto); dal 1985 al 2004 il suo reddito reale annuale è aumentato di 5-8 volte rispetto a quello di un operaio, di 3,8-6 rispetto a un impiegato, di 3-4 volte più d’un dirigente. Dalla fine degli Anni Novanta, inoltre, il 25% dei deputati guadagna un reddito extraparlamentare superiore a quello della maggioranza dei dirigenti.

Un onorevole italiano mette in tasca un’indennità che, nel 2006, era superiore di 35 mila euro rispetto a quella dei suoi colleghi Usa. Eppure, nel 1948, i membri del Congresso degli Stati Uniti guadagnavano molto di più rispetto ai nostri. Il gap è stato colmato nel 1994: da allora, ci fanno un baffo. La spiegazione? Oltre al lievitare dell’indennità, anche la possibilità di cumulare a quest’ultima altri redditi (ma solo per i privati), che agli onorevoli statunitensi è negata. «E’ giusto che il cumulo venga eliminato», ha detto l’ex ministro dell’Interno, Giuliano Amato, per il quale è «inaccettabile» fare il parlamentare come scelta strumentale per rendere più redditizio il lavoro esterno.

Politici di professione
Altra garanzia di guadagno, è la durata della carriera politica. Quasi due deputati su tre restano in Parlamento per più d’una legislatura, uno su dieci per più di 20 anni. La durata media è di 10,6. Con eccezioni: domani Francesco Cossiga compie 50 anni di vita parlamentare. Uscire dall’emiciclo, però, non significa abbandonare la politica: vi resta uno su due. Solo il 6% va in pensione, mentre il 3% finisce in carcere.

Più vecchi e meno istruiti
I deputati della Prima Repubblica (1948/94) entravano in Parlamento con un’età media di 44,7 anni: nella Seconda di 48,1. Nella I Legislatura (1948/53) il 91,4% era laureato, nella XV (2006/08) solo il 64,6%. Negli Usa, la percentuale è invece aumentata, dall’88% al 94%.

Qualità a picco
Lo studio ha considerato il livello d’istruzione, il grado di assenteismo e l’abilità intrinseca di generare reddito nel mercato del lavoro. La combinazione di questi indicatori «mostra che il livello di qualità media dei politici era maggiore nella Prima Repubblica». I deputati, allora, erano più istruiti e più abili, mentre il grado d’impegno in aula è comparabile.

Ciò è dovuto, secondo la ricerca, all’aumento del potere di selezione delle segreterie dei partiti, rispetto agli elettori. Segreterie che hanno portato in Parlamento, grazie al richiamo degli «stipendi» elevati, deputati sempre meno preparati. Per ridurre questo effetto di «selezione avversa», dice lo studio, si potrebbe adottare un sistema elettorale maggioritario puro, nonché eliminare il cumulo dei redditi e indicizzare l’indennità al tasso di crescita dell’economia. Ne guadagnerebbe anche l’impegno parlamentare, visto che ogni 10 mila euro di extra-reddito riduce dell’1% la partecipazione in aula. 

 


 

E vorrei anche pagare le tasse per un reddito da 144000 euro annui. 

144000 euro/anno: tre settimane/mese sono anche troppe.ultima modifica: 2009-01-14T20:26:31+01:00da blog2blog
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