Clima, in Italia non è priorità, in UE sì. L’Italia è UE o no?

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Clima, la Ue adotta il pacchetto energia: L’Italia tagli i fumi e aumenti le fonti rinnovabili»


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BRUXELLES (23 gennaio) – La Commissione Ue ha adottato il piano per combattere il cambiamento climatico. Il piano viene presentato dal presidente della Commisione Ue Josè Manuel Durao Barroso al parlamento Ue, mentre nel primo pomeriggio sarà esposto alla stampa dallo stesso Barroso e dai tre commissari europei interessati: il responsabile all’ambiente Stavros Dimas, quello all’energia Andris Piebalgs e quello alla concorrenza Neelie Kroes.

Il pacchetto. Diviso in cinque progetti di legge più un documento sugli aiuti di Stato, il pacchetto contiene le azioni considerate necessarie per ridurre del 20% le emissioni di gas ad effetto serra entro il 2020 rispetto ai livelli del 1990 ed aumentare, nello stesso arco temporale, del 20% il consumo energetico da fonti rinnovabili, includendo una quota del 10% di biocarburanti per il settore dei trasporti. Oltre che al vaglio del Parlamento europeo, il documento dovrà passare l’esame degli Stati membri. Bruxelles spera di approvare le misure entro il 2008, ma Barroso ha già detto di aspettarsi «negoziati difficile».

L’Italia dovrà aumentare del 17% i consumi da fonti rinnovabili. L’Italia dovrà tagliare il 13% di emissioni di C02 nei settori non inclusi nel sistema di scambio di emissioni (Ets) e dovrà aumentare del 17% i consumi energetici da fonti rinnovabili entro il 2020, rispetto ai livelli del 2005. E’ questo lo sforzo chiesto all’Italia dalla Commissione Ue nel piano di ripartizione dei sacrifici tra i 27 Stati membri per raggiungere gli obiettivi europei vincolanti contro il cambiamento climatico.

Barroso: costerà meno dello 0,5% del pil. «Abbiamo lavorato duro – ha dichiarato Barroso – per arrivare al giusto disegno per raggiungere le ambizioni dell’Europa nel modo giusto. Così gli sforzi aggiuntivi necessari per realizzare tali proposte saranno meno dello 0,5% del pil entro il 2020. Questo corrisponde a circa 3 euro la settimana per ciascuno. E un vero impegno ma non un cattivo affare». Il presidente ha inoltre aggiunto che «anche le previsioni più ottimistico del rapporto Stern (sull’impatto economico del riscaldamento globale), il costo dell’inazione è più di dieci volte quella cifra».


La notizia appare sul Il Messaggero il 23 gennaio scorso: una notizia vecchia, forse, ma emanata dall’UE prima che si ventilasse una crisi economica.

Aderirvi subito, sin dall’inizio di quest’anno, avrebbe potuto comportare l’avvio di nuovi investimenti in questo settore delle energie alternative -rinnovabile è un termine un pò improprio-  sia in campo industriale sia in quello della ricerca, affiancandosi ad altri ricercatori europei per sfruttare al massimo i benefici della ricerca in sinergia. Ben nove mesi, invece, a tentennare e arrivare, in seguito, a bloccare tutti gli sforzi in nome della corrente crisi economica.

Lo sforzo chiesto è pari allo 0.5% del Pil entro il 2020. Gli incentivi economici attuati per arginare la crisi economica sono circa lo 0.2% del Pil e con lo 0.1% nella ricerca, che è fermo da tempo.

Qualche cifra provocatoria. Lo sforzo è pari a 3 euro la settimana per ciascuno.

  • La carta acquisti vale 10 euro la settimana per poco più di un milione di italiani. Non si potevano accollare i 3 eurodi ogni italiano solo a coloro che, per loro fortuna o abilità, dichiarano redditi medio-alti e alti?
  • Le estrazioni del superenalotto sono in misura di tre a settimana; la giocata minima è pari a un euro per un totale minimo di tre euro a settimana, quanto richiesto per lo sforzo di aumentare la produzione di energia da fonti alternative. Si può vincere, è vero: ma che cosa ce ne facciamo di una vita in un ambiente compromesso e in rapido declino?

corrente-golfo_170.jpgNel frattempo, la Corrente del Golfo perde colpi a causa del riscaldamento globale; la sua funzione risulta compromessa man mano che passa il tempo.


Il fatto è che all’ “andata” essendo più calda e meno salata , la massa d’acqua è più “leggera” e quindi è presente nell’immediata superficie del mare , in questo modo può così cedere il suo calore all’aria circostante e riscaldare di conseguenza anche le terre vicine. Diverso per il ritorno è molto più fredda e molto più salata, diventando di fatto più “pesante” e restano quindi al di sotto delle acque più superficiali senza riuscire a raffreddare le zone che aveva precedentemente riscaldato. Ecco le temperature di alcune città grazie agli effetti benefici della Corrente del Golfo.

 

Oslo: max –2 min –7 (60° latitudine nord)
Quebec: max –7 min –16 (46° lat. Nord, Bolzano)
Londra: max +6 min +2 ( 51° lat. Nord )
New York: Max +4 min –3 ( 41° lat. Nord , Napoli)
Dublino: max +8 min +1 ( 53° lat. Nord )
Toronto: max –1 min –8 ( 43°.50’ lat. Nord, Firenze)
Reykjavìk: Max +2 min –2 ( 64° lat. Nord)
Montreal: Max –5 min -13 ( 45° lat nord, Milano)
Parigi: Max +6 min +2 (49° lat. Nord)
Chicago: Max +1 min –7 ( 41°,50’ lat. nord, Roma)


La cecità italiana di vedere solo a un palmo dal naso, nel proprio piccolo che, comunque, non può essere slegato dal circostante. Anche l’Adriatico aveva una piccola corrente del golfo, scomparsa nel 2003.


Anche in Italia c’è una piccola corrente del Golfo, un nastro trasportatore di energia che muove le acque del mare impedendo all’Adriatico di trasformarsi in palude. Ma forse, per descrivere questo fenomeno, bisogna già usare l’imperfetto: l’Italia aveva una sua piccola corrente del Golfo. E’ scomparsa nel 2003 e da allora i tagli alla ricerca scientifica hanno fatto mancare l’informazione di base. Non è una faccenda di poco conto. Se l’anomalia registrata quattro anni fa dovesse essere già diventata strutturale, o se la progressione del global warming dovesse rendere stabile l’evento, non sarebbe solo Venezia a morire ma l’intero regno marino della Serenissima appassirebbe lentamente, sciogliendosi nella melma delle bolle di mucillagine, delle isole di alghe affioranti, delle chiazze di pesci asfissiati.

L’allarme è stato lanciato ieri, alla vigilia della Conferenza nazionale sui cambiamenti climatici, dal ministero dell’Ambiente. “Il nostro mare non ha più inverno, la temperatura non scende ed è per questo che siamo arrivati a 530 specie indigene nel Mediterraneo, compreso il pesce palla che è velenoso, alla proliferazione delle alghe killer e a picchi di 60 milioni di meduse in Spagna”, ha spiegato Silvio Greco, coordinatore scientifico dell’Icram, l’Istituto centrale per la ricerca scientifica e tecnologica applicata al mare. “In Adriatico la mucillagine, un fenomeno tipicamente estivo, quest’anno è comparsa il 21 gennaio. Mentre nel Tirreno meridionale la cosiddetta produzione primaria, cioè la base della ricchezza di vita del mare, è calata del 30 per cento”.

Non è più un problema legato solo alle acque superficiali, non si sta scaldando solo la pellicola del mare. Secondo i dati resi noti dal ministero, la temperatura del Tirreno fino a 100 metri di profondità viaggia ormai 2 gradi sopra la media invernale (15 invece di 13). Nell’inverno 2003, nel Golfo di Trieste si è passati dai 5 ai 13 gradi di media.

In pratica la bora non riesce più a raffreddare a sufficienza il mare e dunque non si attiva il meccanismo che porta al rimescolamento dei vari strati dell’Adriatico. Le acque restano troppo calde per potersi inabissare dando vita alla corrente fredda di ritorno verso Sud che costituisce il motore del ricambio, il respiro che mantiene vivo il mare. E, come sempre avviene negli ecosistemi, il danno trascina un altro danno. La mancata risalita dei nutrienti dai fondali, causata dal blocco delle correnti ascensionali, ha provocato un crollo delle microalghe, la base della catena alimentare: il mare ha dovuto cambiare dieta perché le dispense si sono svuotate all’improvviso.
Non è finita. Meno cibo e più caldo vuol dire minore capacità di assorbimento di anidride carbonica. Cioè un ulteriore danno, un fattore che va ad aggravare l’accelerazione dell’effetto serra che è la causa del problema. Si calcola che ogni ciclo di scompenso dell’Adriatico fa accumulare in cielo l’anidride carbonica che si libera quando bruciano 5 mila ettari di bosco.

“L’Adriatico rischia di fare la fine del Mar Nero, un bacino chiuso che a una profondità di 150 metri è già morto”, ha dichiarato il ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio. “Si è innescato un processo con conseguenze potenzialmente devastanti. E, prima che a qualcuno venga in mente di sprecare denaro pubblico proponendo di costruire delle gigantesche macchine per far circolare l’acqua dell’Adriatico, sarà bene ricordare che c’è un medico qualificato e gratuito: la natura. Bisogna calibrare l’attività umana per aiutare il mare. Ci vogliono fiumi più puliti e più abbondanti e una pesca intelligente che aiuti il processo di riequilibrio”.


Ahimè, la posizione italiana è irrevocabimente ingiustificata o ingiustificatamente irrevocabile, dato che non si è ben compreso che l’obiettivo è per il 2020 e non per ora. Se ottimisticamente si uscirà dalla crisi economica alla fine del 2009, anche ricominciando dal 2010, dieci anni non sono sufficienti per provare anche noi con le fonti alternative?


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» 2008-12-11 14:31
Clima Ue: premier, pronti al veto
Senza le garanzie, decisioni oggi sarebbe inopportuna

 (ANSA) – BRUXELLES, 11 DIC – ‘Se non riusciremo ad ottenere quello che abbiamo chiesto con grande chiarezza, siamo pronti a mettere il veto’ sulla questione clima.Cosi’ Berlusconi a Bruxelles dove partecipa al vertice del Ppe e al Consiglio europeo in cui si discutera’ del pacchetto clima. ‘Prendere una decisione sul clima adesso a livello europeo mi sembra che sia abbastanza inopportuno’, ha aggiunto. ‘Mi risulta strano’ – ha spiegato – che tutti denuncino una crisi e poi si pensi a qualcosa che si poteva rimandare.


Ma quale flessibilità . Ma quali garanzie. Sul Clima l’unico sconto è per i settori industriali che hanno a che fare con il carbone.


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» 2008-12-11 12:09
Clima: Ue, piu’ garanzie a Italia
Nuovo testo presentato ieri sera da presidenza francese
 (ANSA) – BRUXELLES, 11 DIC – Nel nuovo testo di compromesso sul pacchetto clima-energia l’Italia ha ottenuto ‘piu’ flessibilita’ e garanzie’. Nel testo, presentato ieri sera dalla presidenza francese di turno della Ue, ci sono, fra l’altro, una maggiore possibilita’ di fare ricorso ai meccanismi di flessibilita’ (Cdm) e l’esonero al 100% al pagamento dei diritti ad inquinare per tutti i settori industriali che risultano esposti ai rischi di fuga di carbone (carbon leakage).
Clima, in Italia non è priorità, in UE sì. L’Italia è UE o no?ultima modifica: 2008-12-11T13:10:00+01:00da blog2blog
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