Assenze per malattia e per permesso retribuito dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni.

Come si cura l’influenza alla luce delle nuove disposizioni di legge.


Fonte.


Indici delle leggi
Indici delle leggi

Legge 6 agosto 2008, n. 133

“Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, recante disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria”

pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 195 del 21 agosto 2008 – Suppl. Ordinario n. 196

…omissis…

Art. 71.
Assenze per malattia e per permesso retribuito dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni

1. Per i periodi di assenza per malattia, di qualunque durata, ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, nei primi dieci giorni di assenza e’ corrisposto il trattamento economico fondamentale con esclusione di ogni indennità o emolumento, comunque denominati, aventi carattere fisso e continuativo, nonche’ di ogni altro trattamento accessorio. Resta fermo il trattamento più favorevole eventualmente previsto dai contratti collettivi o dalle specifiche normative di settore per le assenze per malattia dovute ad infortunio sul lavoro o a causa di servizio, oppure a ricovero ospedaliero o a day hospital, nonche’ per le assenze relative a patologie gravi che richiedano terapie salvavita. I risparmi derivanti dall’applicazione del presente comma costituiscono economie di bilancio per le amministrazioni dello Stato e concorrono per gli enti diversi dalle amministrazioni statali al miglioramento dei saldi di bilancio. Tali somme non possono essere utilizzate per incrementare i fondi per la contrattazione integrativa.

1-bis. Le disposizioni di cui al presente articolo non si applicano al comparto sicurezza e difesa per le malattie conseguenti a lesioni riportate in attività operative ed addestrative.

2. Nell’ipotesi di assenza per malattia protratta per un periodo superiore a dieci giorni, e, in ogni caso, dopo il secondo evento di malattia nell’anno solare l’assenza viene giustificata esclusivamente mediante presentazione di certificazione medica rilasciata da struttura sanitaria pubblica.

3. L’Amministrazione dispone il controllo in ordine alla sussistenza della malattia del dipendente anche nel caso di assenza di un solo giorno, tenuto conto delle esigenze funzionali e organizzative. Le fasce orarie di reperibilità del lavoratore, entro le quali devono essere effettuate le visite mediche di controllo, sono dalle ore 8.00 alle ore 13.00 e dalle ore 14 alle ore 20.00 di tutti i giorni, compresi i non lavorativi e i festivi.

4. La contrattazione collettiva ovvero le specifiche normative di settore, fermi restando i limiti massimi delle assenze per permesso retribuito previsti dalla normativa vigente, definiscono i termini e le modalità di fruizione delle stesse, con l’obbligo di stabilire una quantificazione esclusivamente ad ore delle tipologie di permesso retribuito, per le quali la legge, i regolamenti, i contratti collettivi o gli accordi sindacali prevedano una fruizione alternativa in ore o in giorni. Nel caso di fruizione dell’intera giornata lavorativa, l’incidenza dell’assenza sul monte ore a disposizione del dipendente, per ciascuna tipologia, viene computata con riferimento all’orario di lavoro che il medesimo avrebbe dovuto osservare nella giornata di assenza.

5. Le assenze dal servizio dei dipendenti di cui al comma 1 non sono equiparate alla presenza in servizio ai fini della distribuzione delle somme dei fondi per la contrattazione integrativa. Fanno eccezione le assenze per congedo di maternità, compresa l’interdizione anticipata dal lavoro, e per congedo di paternità, le assenze dovute alla fruizione di permessi per lutto, per citazione a testimoniare e per l’espletamento delle funzioni di giudice popolare, nonche’ le assenze previste dall’articolo 4, comma 1, della legge 8 marzo 2000, n. 53, e per i soli dipendenti portatori di handicap grave, i permessi di cui all’articolo 33, comma 6, della legge 5 febbraio 1992, n. 104.

6. Le disposizioni del presente articolo costituiscono norme non derogabili dai contratti o accordi collettivi.


che segue quello del 25 giugno 2008: WOW, doppio WOW Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico. Detto meglio: stare a casa per malattia affossa l’economia, andare al lavoro malati, contribuendo a diffondere i germi della malattia contratta a tutti gli impiegati nell’ambiente di lavoro, invece contribuisce allo sviluppo economico. Se un lavoratore non si ammala, quindi a rigor di logica contribuisce maggiormente alla quantità e qualità del suo prodotto, e non va in malattia, sarà anche fisicamente robusto, ma è soggetto a beccarsi prima o poi qualche acciacco da chi, non avendo più il diritto a curarsi per le sopracitate leggi, dovrà necessariamente recarsi al lavoro ammalato.


 

Indice decreti-legge
Indice decreti-legge

Decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112         

“Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione Tributaria”

pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 147 del 25 giugno 2008 – Suppl. Ordinario n.152/L

Titolo I
FINALITA’ E AMBITO DI INTERVENTO

Art. 1.
Finalità e ambito di intervento

1. Le disposizioni del presente decreto comprendono le misure necessarie e urgenti per attuare, a decorrere dalla seconda metà dell’esercizio finanziario in corso, un intervento organico diretto a conseguire, unitamente agli altri provvedimenti indicati nel Documento di programmazione economica e finanziaria per il 2009:
…omissis…

Art. 71.
Assenze per malattia e per permesso retribuito dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni

1. Per i periodi di assenza per malattia, di qualunque durata, ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, nei primi dieci giorni di assenza e’ corrisposto il trattamento economico fondamentale con esclusione di ogni indennità o emolumento, comunque denominati, aventi carattere fisso e continuativo, nonche’ di ogni altro trattamento accessorio. Resta fermo il trattamento più favorevole eventualmente previsto dai contratti collettivi o dalle specifiche normative di settore per le assenze per malattia dovute ad infortunio sul lavoro o a causa di servizio, oppure a ricovero ospedaliero o a day hospital, nonche’ per le assenze relative a patologie gravi che richiedano terapie salvavita. I risparmi derivanti dall’applicazione del presente comma costituiscono economie di bilancio per le amministrazioni dello Stato e concorrono per gli enti diversi dalle amministrazioni statali al miglioramento dei saldi di bilancio. Tali somme non possono essere utilizzate per incrementare i fondi per la contrattazione integrativa.

2. Nell’ipotesi di assenza per malattia protratta per un periodo superiore a dieci giorni, e, in ogni caso, dopo il secondo evento di malattia nell’anno solare l’assenza viene giustificata esclusivamente mediante presentazione di certificazione medica rilasciata da struttura sanitaria pubblica.

3. L’Amministrazione dispone il controllo in ordine alla sussistenza della malattia del dipendente anche nel caso di assenza di un solo giorno, tenuto conto delle esigenze funzionali e organizzative. Le fasce orarie di reperibilità del lavoratore, entro le quali devono essere effettuate le visite mediche di controllo, e’ dalle ore 8.00 alle ore 13.00 e dalle ore 14 alle ore 20.00 di tutti i giorni, compresi i non lavorativi e i festivi.

4. La contrattazione collettiva ovvero le specifiche normative di settore, fermi restando i limiti massimi delle assenze per permesso retribuito previsti dalla normativa vigente, definiscono i termini e le modalità di fruizione delle stesse, con l’obbligo di stabilire una quantificazione esclusivamente ad ore delle tipologie di permesso retribuito, per le quali la legge, i regolamenti, i contratti collettivi o gli accordi sindacali prevedano una fruizione alternativa in ore o in giorni. Nel caso di fruizione dell’intera giornata lavorativa, l’incidenza dell’assenza sul monte ore a disposizione del dipendente, per ciascuna tipologia, viene computata con riferimento all’orario di lavoro che il medesimo avrebbe dovuto osservare nella giornata di assenza.

5. Le assenze dal servizio dei dipendenti di cui al comma 1 non sono equiparate alla presenza in servizio ai fini della distribuzione delle somme dei fondi per la contrattazione integrativa. Fanno eccezione le assenze per congedo di maternità, compresa l’interdizione anticipata dal lavoro, e per congedo di paternità, le assenze dovute alla fruizione di permessi per lutto, per citazione a testimoniare e per l’espletamento delle funzioni di giudice popolare, nonche’ le assenze previste dall’articolo 4, comma 1, della legge 8 marzo 2000, n. 53, e per i soli dipendenti portatori di handicap grave, i permessi di cui all’articolo 33, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104.

6. Le disposizioni del presente articolo costituiscono norme non derogabili dai contratti o accordi collettivi.


Dunque, una legge del Parlamento -dicesi così mentre in realtà è stata approvata dalla sola parte della maggioranza democratica ove invece dicesi Parlamento la totalità degli eletti- che invoglia tutti quelli che lavorano a non guardare solo l’ammontare dello stipendio previsto dalla contrattazione ma anche a come l’ammontare stesso viene suddiviso. Tante le voci che contribuiscono: la verità è che gli stipendi base sono fermi da secoli, insufficienti per il decoro dell’essere umano e rendono, così, ricattabili i lavoratori dipendenti; gli aumenti contrattuali vedono, per la maggior parte delle volte, solo compromessi, volti a mettere degli aggiustamenti in quelle voci che concorrono a definire lo stipendio globalmente, non ad aumentare il trattamento economico fondamentale, ma a rivedere solo le voci relative a ogni indennità o emolumento, comunque denominati, aventi carattere fisso e continuativo: la legge in questione, forte di questi errori grossolani nelle contrattazioni da parte dei sindacati di categoria, ora ti paga in malattia, quando l’essere umano è più debole e attaccabile, con la base escludendo indennità ed emolumenti nonche’ di ogni altro trattamento accessorio –Più di 800 euro in dieci giorni. Tanto può costare l’assenza per malattia dei dipendenti pubblici con le nuove regole anti-assenteismo introdotte dalla manovra d’estate, che per i primi dieci giorni con il certificato medico taglia dalla busta paga tutte le forme di «trattamento accessorio», lasciando all’interessato solo lo stipendio tabellare e poco più– . Il diritto alla salute, che volge la sua attenzione all’essere umano nella sua condizione di malato aiutandolo a uscirne, risulta così minato, decenni di diritti conquistati nel nome del progresso e della dignità umana buttati al vento; c’è da dire che il comportamento rispecchia l’indirizzo politico secondo il quale la crisi economica in atto e’ come il temporale di Manzoni che pulisce,e porta via anche la peste e a pagarla sono sempre i lavoratori dipendenti e la classe media (questa  è andata gradatamente a infoltire la classe dei poveri); anche i tagli al comparto scuola sono conformi a tutte le altre iniziative: fatti indistintamente, senza cognizione di causa.
Qualche esempio.


Un inizio per sapere come curare l’influenza è descritto in un opuscolo dell’Istituto Superiore della Sanità.  Se si contrae una malattia si va dal proprio medico -e non dal politico di turno- che prescriverà dei farmaci, che prescriverà visite specialistiche, esami da fare, e quant’altro occorra per portare alla guarigione il proprio assistito. Un medico non ha frontiere, curerà quella malattia in quel modo in qualunque parte del mondo si trovi. E’ importante essere preparati a curarsi da soli e a prendersi cura degli altri familiari, al fine di alleviare la maggior parte dei sintomi e di ridurre il rischio di diffusione della malattia; nel caso si presentino sintomi influenzali occorre rendersi conto se noi o gli altri:

• soffrono di malattie cardiache o polmonari o si hanno altri disturbi di salute cronici che richiedono un costante controllo medico;
• sono anziani o deboli;
• presentano altre patologie;
• sono in gravidanza;
• seguono un trattamento che compromette il sistema immunitario (p. es. diabete, cancro, HIV/AIDS).

A fronte delle decurtazioni barbariche sullo stipendio, chi si porrà nella situazione di perdere, soprattutto ora con la crisi economica, 80 euro al giorno per domandarsi di quali altri disturbi della salute cronici abbiano i colleghi al lavoro? Come, dunque, intervenire in questo senso se le condizioni di salute sono dati sensibili addirittura, oltre che dati personali, quindi non divulgabili? Né i colleghi di lavoro né il capufficio o altro in posizione analoga può afferire su quei dati: il medico sì, solo nella situazione che vede conivolto il suo paziente. Quest’ultimo oltre ad assumersi l’onere del costo dei medicinali, dovrà anche sobbarcarsi l’onere di una media di ottanta euro al giorno per stare a casa. E allora? Stare a casa per curarsi diventa un lusso – ovviamente a seconda del tipo di contratto, a fortuna, insomma come il nascere in una famiglia povera o in una ricca, poiché gli spermatozoi e gli ovuli non hanno appartenenza ad alcun ceto sociale – se si tiene alla propria salute o anche se si tiene alla salute degli altri. La scuola diventerà privata, certo privata della proprio attributo di aperta a tutti indistintamente e privata poiché occorrerà pagare per ricevere istruzione o il diplomino o la laurea, così la salute in preda al premio assicurativo come negli Stati Uniti, ove è il tipo di assicurazione a segliere il tipo di cure a cui si può essere sottoposti….

L’iniziativa di questo tipo di politicante va nella direzione del risparmio a qualsiasi costo, anche a ledere il diritto alla salute; ebbene, preventivato un numero di sette milioni di persone a letto (sappiamo che invece saranno sul posto di lavoro a sternutire, a soffiarsi il naso e a mantenere la qualità del lavoro in queste assurde condizioni) a circa ottanta euro pro capite è facile calcolare quanti soldi in meno verranno erogati, soldi in meno nelle tasche dei cittadini, soldi in meno per fare spese, natalizie, pasquali…ma non si sente, fino all’esasperazione da televisione e giornali, che bisogna incentivare i consumi per avere un motivo in più per il rilancio dell’economia? Non si è forse sentito che l’aumento ai dipendenti statali è stato fatto perché questi abbiano in busta paga qualcosa in più da poter spendere? O forse paventando ciò che potranno non avere in busta paga per stare a casa a curarsi l’influenza?


Fonte.
INFLUENZA: QUEST’ANNO PIU’ CATTIVA, FINO A 7 MLN ITALIANI A LETTO

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Roma, 6 nov. (Adnkronos/Adnkronos Salute) – Nella peggiore delle ipotesi potrebbero essere in 7 milioni, nella migliore non meno di tre. Gli italiani che quest’anno finiranno sotto le lenzuola con l’influenza saranno, stando alle stime degli esperti, senz’altro piu’ numerosi degli ultimi due anni. Anche perche’ quest’inverno il piu’ tradizionale dei malanni di stagione – la temuta australiana – “dovrebbe essere piu’ cattiva”, e sfiancare gli italiani tra starnuti, fazzoletti e termometro impazzito.

Per il rilancio dell’economia…da una parte si dice che i consumi fanno bene al rilancio dell’economia e, quindi, vanno incrementati i salari e stipendi per icentivare i consumi, dall’altra si operano decurtazioni assurde di salari e stipendi a fronte di una ben identificata guerra ai fannulloni, minando addirittura il diritto alla salute.

fannullone

s. m. [f. -a] persona oziosa, che non vorrebbe far mai nulla.

Fare nulla è veramente dannoso? Fare, tanto per fare, fare da incompetente è forse ben più dannoso: anche il Ministero d’Istruzione fa tanto per fare a proposito della variazione di indirizzo dichiararato un anno prima nella domanda per l’inclusione nelle graduatorie a esaurimento; il risulttao è che detta variazione rimarrà così fino al nuovo inoltro delle domande stesse nel 2009: per il biennio 2007/2009 nessuna variazione troverà luogo nei dati del Ministero.

Assenze per malattia e per permesso retribuito dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni.ultima modifica: 2008-11-23T17:04:00+01:00da blog2blog
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2 pensieri su “Assenze per malattia e per permesso retribuito dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni.

  1. Art. 4 comma1 della legge 8 marzo 2000 dice che si ha diritto a permesso retribuito di tre giorni lavorativi all’anno in caso di decesso o di documentata grave infermità del coniuge o di un parente entro il secondo grado o del convivente, previa documentazione.
    Oppure.
    Art. 33 comma3 della legge 5 febbraio 1992 stabilisce che al compimento del terzo anno di vita del bambino, la lavoratrice madre o, in alternativa, il lavoratore padre, anche adottivi, di minore con handicap in situazione di gravità, nonché colui che assiste una persona con handicap in situazione di gravità parente o affine entro il terzo grado, convivente, hanno diritto a tre giorni di permesso mensile coperti da contribuzione figurativa, fruibili anche in maniera continuativa a condizione che la persona con handicap in situazione di gravità non sia ricoverata a tempo pieno.
    Altrimenti, UNICA ALTERNATIVA è che se esiste una i documentata grave infermità, il lavoratore e la lavoratrice possono concordare con il datore di lavoro diverse modalità di espletamento dell’attività lavorativa.

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