Clima: pensare al futuro, non al presente

Fonte.

» 2008-11-11 13:56
Clima: Australia stocca Co2 in mare
Sara’ trasportato in gasdotti in profonde formazioni geologiche
co2_691e95cb93c8de5fc2d0edd83c2306dc.jpg (ANSA) – SYDNEY, 11 NOV – In Australia milioni di tonnellate di anidride carbonica potranno essere rinchiusi sotto il fondo marino grazie a una legge approvata oggi. La legge sullo stoccaggio di gas serra, approvata dal Senato, autorizza il trasporto in gasdotti del CO2 e lo stoccaggio in profonde formazioni geologiche sotto il fondo marino. La norma, che regola accesso e diritti di proprieta’ in acque territoriali, crea la prima struttura al mondo per la cattura e lo stoccaggio.

L’uomo si circonda di rifiuti anche dal basso, oltre che dall’alto!

L’Australia è molto lontana, è addirittura sull’altro emisfero; <<poco ci interessa se quelli hanno queste intenzioni>>, si dirà. Chissà quando ne parleranno alla televisione, chissà se in prima o in seconda serata, forse dopo l’ultimo telegiornale, quando quasi tutti, occupati nel lavoro quotidiano (per quelli che ancora non lo hanno perso), saranno già anadti a dormire.

In Italia non siamo bagnati dagli oceani: la Toscana non è lontana, soprattutto per quelli che ci abitano! Certo che se si partecipasse più attivamente ai congressi mondiali la notizia ora non farebbe più tanto notizia. Mal comune mezzo gaudio: c’è anche la Sardegna. Ebbene, a questo link si può leggere:
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L’annuncio lo ha dato direttamente Enzo Boschi, presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) durante la conferenza mondiale sui cambiamenti climatici di Nairobi

Ll’Ingv realizzerà in Toscana il primo impianto pilota per la cattura e stoccaggio della CO2 che verrà realizzato in collaborazione con Enel Ricerca di Pisa. Inizialmente le alternative per stoccare nel “reservoir” la CO2 erano due: un acquifero salino costiero o un tratto vicino alla costa del Mar Tirreno, dove si sarebbero potute imprigionare decine o centinaia di milioni di tonnellate di anidride carbonica, oppure il deposito carbonifero profondo di Ribolla, dove si stanno valutando le potenzialità Enhanced Coal Bed Metane (Ecbm). La scelta è ricaduta su Ribolla, anche se lo stoccaggio potenziale è molto minore ma, proprio per questo, sarà più facile trattarlo. L’altro sito prescelto sono le miniere di carbone del Sulcis in Sardegna.
Si tratta della prima sperimentazione italiana di stoccaggio di anidride carbonica di origine industriale, e proveniente da combustibili fossili, metano, petrolio e carbone, che sono i maggiori responsabili dei sostanziale ai cambiamenti climatici e di surriscaldamento o effetto serra, una sperimentazione che da noi sembra molto legata all’abbattimento di gas serra che verrebbe prodotto dalle cosiddette centrali a carbone pulito della cui realizzazione si sta molto parlando e che presentano proprio l’insormontabile problema dell’impossibilità di abbattimento delle emissioni di gas serra. Infatti “Ecbm Sulcis”, il maggiore dei due progetti, è pensato per la miniera di carbone che sta per passare in gestione a privati ed alla regione Sardegna che intende costruirci una centrale elettrica alimentata proprio dal carbone del Sulcis, le cui emissioni di Co2 verranno direttamente iniettate oltre gli 800 metri di profondità nella parte più profonda e non sfruttabile dei giacimenti.
«La cattura e lo stoccaggio geologico della CO2, in inglese carbon capture and storage, Ccs – dice il professor Boschi – è quindi uno strumento importante per la lotta ai cambiamenti climatici ormai in corso, in quanto risolve alla radice il problema delle emissioni di questo dannoso gas serra, evitandone l’immissione in aria e rispedendolo “al mittente” sottoterra, dove nel tempo si autosigilla diventando roccia».
Anche se la tecnica del Ccs non è ancora inclusa tra le misure di contenimento delle emissioni di CO2 del protocollo di Kyoto, è già stata sperimentata con successo in altre parti del mondo, con numerosi progetti di ricerca in corso o già conclusi, come l’importante progetto canadese “Weyburn”, al quale ha partecipato l’Ingv, gli altri due più importanti impianti trasformati in depositi di CO2 sono quelli di Sleipner in Norvegia e In Salah in Algeria, ognuno dui questi tre siti ogni giorno riesce a disfarsi, di 3/5 mila tonnellate di anidride carbonica.
Intanto l’Ingv, insieme a Cesi Ricerca spa, sta anche svolgendo, per conto del ministero dello sviluppo economico, l’indagine per la stesura di un elenco di altre zone per lo stoccaggio della CO2. La CO2 può essere stoccata per “iniezione” in giacimenti semiesauriti di petrolio, in acquiferi salini profondi e in strati profondi di carbone che non più estraibile. La scelta di siti delle miniere esaurite è la più semplice, sia per questioni di sicurezza, visto che la CO2 si lega subito con il carbone al posto dell’eventuale metano e il sigillamento risulta immediato, sia per il numero limitato di giacimenti di carbone esistenti in Italia, i maggiori dei quali sono proprio quelli del Sulcis e di Ribolla. «Il progetto Ecbm Ribolla, dal nome della vecchia miniera di carbone che ha cessato l’attività circa 50 anni fa – spiega Roberto Bencini, ricercatore e specialista del settore – invece, è legato alla possibilità di imbrigliare le attuali emissioni di CO2 prodotta nel campo geotermico di Larderello, che tuttavia non sono enormi: circa il 4% del vapore estratto. A Ribolla, il deposito geologico in cui sarà iniettata la CO2 consiste in un giacimento di carbone che scende fino oltre gli 800 mt di profondità, che sarà preventivamente privato del metano contenuto nel carbone stesso per fare spazio alla CO2. Questo processo preliminare di estrazione del metano avrà la durata di alcuni anni». Infatti, nei giacimenti di carbone si trovano di solito quantitativi anche commercialmente interessanti di gas metano e prima si estrarrà e utilizzare questo gas e poi si immetterà la CO2, che faciliterebbe l’estrazione del metano residuo.
«Si tratta di due importanti progetti pilota che intendono portare il nostro Paese sul fronte più avanzato degli studi finalizzati ad eliminare l’anidride carbonica prodotta da impianti industriali per la generazione elettrica – spiega il prof Enzo Boschi – L’Italia, dopo avere attivamente partecipato al grande progetto internazionale di Weiburn di stoccaggio della CO2 in Canada, passerà a sperimentare direttamente le tecnologie di sequestrazione e di stoccaggio geologico di questo gas serra, a tutto vantaggio dell’ambiente».

www.greenreport.it


14.12.2006

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 L’articolo che segue viene dal sito web del Governo italiano; che non si dica che non esiste l’informazione, è addirittura su internet aperto a tutti (se solo si pagasse l’abbonamento di 20 euro circa mensili per l’ADSL flat – quella a consumo non conviene – costo, praticamente  invariato, offerto da un qualsiasi operatore di telefonia).
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Cattura e stoccaggio anidride carbonica (CO2)

Il 60% dell’anidride carbonica prodotta nel mondo deriva dalla combustione di fonti fossili. Questi combustibili (petrolio, gas e carbone) coprono oltre l’80% dei consumi energetici del mondo.

L’esigenza di soddisfare la crescente domanda mondiale di energia, in particolare quella dei paesi emergenti, va quindi di pari passo con la necessità di contrastare i rischi di impatto sul clima derivanti dall’aumento della produzione di CO2.

La soluzione più concreta nel breve periodo e immediatamente perseguibile, è l’efficienza energetica, vale a dire misure, comportamenti e tecnologie che favoriscano la riduzione dei consumi.

Per quanto riguarda lo stadio di cattura della CO2, esistono tecnologie già note e utilizzate dall’industria petrolchimica e altre sono in via di sviluppo.

Allo stato attuale la CO2 può essere catturata attraverso tre modalità principali:
1. post-combustione. La cattura post-combustione consiste nella separazione della CO2 dai fumi generati dalla combustione e preventivamente depurati mediante gli attuali sistemi di trattamento. Tale separazione avviene utilizzando un solvente che assorbe la CO2 a bassa temperatura dai fumi e la rilascia successivamente per riscaldamento, generando una corrente di CO2 pressoché pura. Stime di processo indicano una penalizzazione energetica nel caso di ciclo basato su carbone pari a 9-11 punti percentuali;
2. pre-combustione. Nella cattura pre-combustione la CO2 è rimossa prima della combustione. Dalla gassificazione del combustibile fossile con ossigeno e dal successivo trattamento del gas generato viene prodotta una corrente costituita da idrogeno e CO2; la CO2 è separata e l’idrogeno è utilizzato per la generazione elettrica in un ciclo combinato o per altri usi come vettore energetico. In questo caso il costo energetico della cattura della CO2 è quantificabile, in termini di perdita di efficienza, in 8-10 punti percentuali.
3. ossi-combustione. Il combustibile fossile è alimentato al combustore con ossigeno anziché con aria, generando una corrente gassosa costituita principalmente da CO2 e vapore d’acqua che in parte è ricircolata al combustore. Il vapor d’acqua è separato per condensazione e la corrente di CO2 concentrata può essere compressa e stoccata. La perdita di efficienza legata al processo di cattura è stimata in 9-10 punti percentuali.

Una volta catturata e compressa, la CO2 viene trasportata attraverso condotte fino al sito di stoccaggio e iniettata a profondità di circa un chilometro nel sottosuolo. I giacimenti esauriti di idrocarburi e gli acquiferi salini (corpi idrici profondi di enorme capacità di assorbimento per la CO2) sono considerati serbatoi adatti al confinamento geologico permanente dell’anidride carbonica.

Fonte: Eni
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 Indubbia è la messa in cantiere di aziende che trasportano e fanno lo stoccaggio di C02, vista la precarietà del mondo lavorativo nella scuola, nell’università, nei settori lavorativi comuni (verso cui, come si è evidenziato nei post di questo blog, la riforma della scuola porterà gli studenti con l’abolizione dei corsi seguiti da pochi studenti, n.d.r.).

Clima: pensare al futuro, non al presenteultima modifica: 2008-11-11T15:29:00+01:00da blog2blog
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